lundi 23 mars 2020

Federico Pucci censurato da Wikipedia.it

In questo 124° anniversario della nascita di Federico Pucci, pubblichiamo l'articolo redatto per Wikipedia.it nel mese di dicembre 2019 da Oriana de Majo (nipote di Federico), insieme a suo marito, ma purtroppo rifutato in modo del tutto arbitrario dall'Enciclopedia libera.

Non è cambiato una virgola [solo alcune illustrazioni in più e qualche piccolo aggiornamento in corsivo, inserito tra parentesi quadre], per cui chi legge potrà farsi la propria idea sulla giustificazione - o meno - di questa censura!


Federico Erminio Raniero Carmine Filiberto Pucci (Napoli, 23 marzo 1896 – Salerno, 6 marzo 1973), noto semplicemente come Federico Pucci, è stato un uomo d’ingegno e di cultura, poliglotta e precursore della traduzione automatica. A lui si deve l’invenzione del primo metodo documentato al mondo di traduzione automatica basato su regole.

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Indice

1 Biografia
1.1 Origini familiari e primi anni
1.2 Il sistema di traduzione meccanica e la partecipazione ad esposizioni internazionali e gli anni della guerra
1.3 Il dopoguerra, gli articoli sulla stampa internazionale e le lettere al CNR
1.4 Gli ultimi anni
2. L’invenzione
3. Onorificenze
4. Note

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1 BIOGRAFIA



1.1 Origini familiari e primi anni 

Federico Pucci nasce a Napoli il 23 marzo 1896 in via Foria 10. Suo padre, Arturo Enrico Emmanuele Pucci, nato a Napoli il 13 aprile 1863 era l’ultimo figlio del Capitano di Vascello Emmanuele Pucci, ufficiale della Regia Marina e prima ancora della Real Marina borbonica.

I Pucci di Napoli discendono da un ramo della famiglia Pucci di Firenze e si erano trasferiti in Sicilia alla fine del '500, per motivi politici. Il padre di Emmanuele, il Vice Ammiraglio Ferdinando Pucci, dopo aver prestato servizio nella Real Marina borbonica dalle guerre napoleoniche al 1860, aveva poi concluso la carriera come comandante del I Distretto marittimo del Regno d’Italia ed Aiutante di Campo del Re.


La consorte di Emmanuele, Donna Agata Benzo e Sammartino dei Duchi di Verdura, proveniva da una famiglia dell’alta aristocrazia siciliana ed era la sorella di Giulio Benso della Verdura, Pretore e primo sindaco di Palermo dopo l’Unità d’Italia, nonché Senatore del Regno.

Enrico Pucci era vedovo con due figli, Aurelio e Raffaele, quando si sposò con la madre di Federico, Sofia Pisapia Fiore, discendente da una famiglia di magistrati e uomini di legge del Regno delle Due Sicilie. Federico assunse il nome del nonno materno, Federico Pisapia Fiore, ufficiale del III Cacciatori del Regno delle Due Sicilie. Orfano di entrambi i genitori poco più che adolescente fu affidato agli zii materni, Gennaro ed Emilia Pisapia Fiore.

[La moglie di Federico Pisapia Fiore, nonna materna di Federico Pucci, quindi, si chiamava Maria Migliorini, i cui genitori erano Scipione Migliorini e Cristina Devaux, che, su alcuni certificati, è anche indicata come Clarì, probabilmente per via della trascrizione italianizzata allo stato civile: sarebbe Clary.]

Iscrittosi presso l’Istituto di Ragioneria, che al tempo era l’unica scuola superiore che includesse nella formazione degli allievi lo studio approfondito delle lingue staniere oltre che della matematica, Federico per proprio conto volle studiare diverse lingue straniere. L’amore straordinario per la cultura e le lingue era una caratteristica che aveva preso dalla sua famiglia d’origine, assieme all’abitudine ad esprimersi nella lingua francese anche nella quotidianità, che mantenne per tutta la vita e trasmise alle figlie.

Data tale straordinaria predisposizione per le lingue straniere, dopo il diploma di ragioneria, si iscrisse al Regio Istituto Orientale di Napoli, il più antico centro di studi di sinologia ed orientalistica del continente europeo. Qui apprese diverse lingue orientali, tra cui il cinese, ed il coreano, ma non conseguì la laurea poiché nel corso dell’esame scritto finale, fu accusato ingiustamente di aver fatto copiare il proprio elaborato ad un altro candidato. Profondamente offeso da tale ingiusta accusa si rifiutò di ripetere l’esame.

Al fine di rendersi economicamente indipendente dagli zii, Federico concorse giovanissimo, come traduttore ed interprete nelle Ferrovie dello Stato, dove si classificò primo con 15 lingue e fu assunto, nel 1915, come dirigente.

Trasferitosi a Salerno, si sposò il 13 gennaio 1924 con Gilda De Filippis, dalla quale ebbe quattro figlie, tra cui Anna, madre di Oriana e Marina de Majo custodi della memoria del nonno. [Inizio]

1.2 Il sistema di traduzione meccanica, la partecipazione ad esposizioni internazionali e gli anni della guerra. 

Nel dicembre del 1929 Federico Pucci presenta a Salerno il suo primo studio sulla traduzione meccanica, poi presentato anche alla stampa italiana nel 1930.

In quello stesso anno, espone il testo del “Traduttore Meccanico Francese-Italiano” alla Fiera di Bolzano, per sei mesi (marzo-novembre) nella sezione letteraria, ricevendo la medaglia d’argento.

Sempre nel 1930, partecipa alla Fiera Commerciale di Cuneo, con lo stesso testo, venendo premiato, anche in questo caso, con la medaglia d’argento.

[Nel 1931, pubblica il primo testo al mondo sul traduttore "meccanico" dei tempi moderni, ed anche il primo, per quanto ne sappiamo, di una decina di libri scritti in 30 anni sulla sua idea d'invenzione, totalmente sconosciuti ancora oggi.]

Nel 1934 è ammesso dal CNR a partecipare alla prima Mostra Internazionale delle Invenzioni alla Fiera del Levante di Bari.

Nel 1935, ottiene la medaglia d’argento alla Foire de Paris per “La methode à traduire les langues sans les connaître” e, nel 1936, partecipa alla Mostra Internazionale delle Invenzioni della Fiera di Lipsia. Su proposta del Ministro delle Comunicazioni, viene nominato, nell’ottobre del 1936, Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.


Tale onorificenza venne con molta probabilità concessa in relazione alla sua brillante partecipazione a tali fiere ed in particolare a quella di Parigi.

Nel febbraio del 1936, durante la guerra d’Etiopia, Federico Pucci pubblica un breve saggio di argomento geopolitico: “L’Europa non vuol morire” [1]. La principale motivazione di una siffatta opera di evidente carattere apologetico, risiedeva nella volontà di allontanare da sé le accuse di anglofilia e di vicinanza ad ambienti massonici, in verità non del tutto infondate, data anche la sua fama di libero pensatore ed intellettuale cosmopolita. Egli, infatti, in quegli anni si recava spesso all’estero ed in particolare in Francia. E’ accertata la sua amicizia, con il giurista francese Henri Demont, autore del testo: “Pour supprimer ce crime: la guerre” nonchè autore, sin dal 1908, di un piano per la realizzazione di una “Società delle Nazioni” [2].


In quegli anni, Pucci lavora allo sviluppo di un traduttore meccanico per impieghi militari. Nel 1940, propone al Ministero della Guerra un sistema di traduzione basato su un apparato trasmittente C ed un ricevente D, in vista anche della partecipazione alla Mostra della Tecnica del 1940.

Il Ministero si mostra interessato alle sue ricerche e disponibile a finanziare la costruzione di un prototipo meccanico da parte dello stesso Pucci. Tuttavia Federico rinuncia a tale possibilità, temendo che nell’affidarsi ad un tecnico per la realizzazione del prototipo, questi potesse non mantenere il segreto.

In seguito all’entrata in guerra, nel giugno del 1940, la Prefettura di Salerno gli affida, in virtù delle sue conoscenze linguistiche, la censura della corrispondenza civile e militare in 30 lingue straniere, come risulta da un attestato rilasciato dopo il conflitto dal Questore Cenami, che certifica la sua competenza, quale membro della Commissione Provinciale di Salerno.


Nello svolgimento di tale incarico si avvale di quello che egli stesso definisce “Traduttore Meccanico E”, … “il quale mediante il sistema delle ascisse e delle ordinate cartesiane riusciva a poter determinare la lingua in cui era scritto il testo originario, per i valori delle singole lettere, purché il testo originario fosse scritto con il sistema delle sostituzioni letterali costanti”. [3]

In realtà a Pucci venne affidato l’esame della corrispondenza proveniente non solo dal territorio dell’Italia centro meridionale ma anche di quella proveniente dall’estero, in particolare dalla Germania, perché pur non essendo l’unico a Salerno con competenze per la lingua tedesca, era il solo a poter leggere facilmente i caratteri gotici.

Nel 1942 riesce a realizzare “l’analisi grammaticale automatica”, approvata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con parere n. 11095 del 30 ottobre 1942. Tuttavia il CNR - con la stessa ottusità di cui la burocrazia italiana aveva inizialmente dato prova nel caso di Guglielmo Marconi - non considerò gli studi teorici di Pucci come un’invenzione non essendosi tradotti nella costruzione di un’apparecchiatura.

Alla fine del giugno 1943, in previsione di un possibile sbarco alleato proprio nel Golfo di Salerno (come poi avvenne il 9 settembre del 1943), Pucci prese in affitto un’abitazione in una località a distanza di sicurezza dalla costa (Ajello di Baronissi), sospendendo il suo incarico presso la Prefettura. In tale località prestò la sua opera di traduttore ed interprete presso una unità germanica (16^ Panzerdivision) dove, secondo quanto racconta egli stesso in una lettera al CNR [4], ebbe occasione di visionare il sistema cifrante elettromeccanico Enigma, che presentava interessanti analogie con il suo progetto di traduttore meccanico.

La logica dell’apparato cifrante tedesco che, a differenza del traduttore meccanico era basato su circuiti elettrici, appariva infatti molto simile a quella dell’invenzione di Pucci. Dopo la ritirata delle truppe tedesche e lo sbarco degli Alleati, riprese la sua attività presso le Ferrovie dello Stato, mentre le due figlie maggiori, a loro volta, furono impiegate presso l’amministrazione militare alleata. [Inizio]

1.3 Il dopoguerra, gli articoli sulla stampa internazionale e le lettere al CNR. 

Alla fine del 1949, Federico Pucci lascia le Ferrovie dello Stato poiché non gli viene riconosciuta la qualifica di traduttore e quindi gli viene negata, nonostante l’anzianità di servizio ed i servigi resi all’amministrazione, la possibilità di promozione al grado superiore. Il pre-pensionamento gli consente di dedicarsi alle ricerche sul traduttore che da meccanico diviene “dinamo-meccanico”, probabilmente prendendo spunto anche da “Enigma”.

E’ del 25 agosto 1949 un lancio dell’agenzia di stampa americana United Press in cui viene menzionata l’invenzione di Pucci in un servizio da Salerno. La notizia desta considerevole interesse nel mondo anglosassone e viene ripresa dai maggiori organi di stampa, inclusi il New York Times ed il News Chronicle (26 agosto) nel Regno Unito.




Lo studio sul “traduttore dinamo-meccanico” viene presentato alla Mostra delle Invenzioni della Fiera Commerciale di Parigi del 16-29 settembre. In tale occasione le autorità francesi, per quanto Pucci non avesse presentato un prototipo del suo “traduttore” ma solo il progetto, concessero un certificato di garanzia, volto a tutelare la proprietà intellettuale.

Alla data del 10 luglio 1949 risale la lettera al CNR con la quale Pucci intendeva ottenere il riconoscimento dell’invenzione. Segue un’ulteriore lettera, il 17 ottobre del 1949. Ad entrambe il CNR risponde, in modo burocratico, invitandolo a rivolgersi all’Istituto Nazionale per l’Educazione e le Invenzioni del Ministero dell’Industria e del Commercio Estero.


Nella lettera di luglio Pucci informa il CNR dei progressi realizzati negli USA dal Dr Harry Huskey per la realizzazione di un “cervello elettrico” per la traduzione letterale delle lingue straniere che, tuttavia, avrebbe avuto potenzialità inferiori al sistema da lui concepito.

In realtà Huskey, pioniere dell’informatica, dopo aver incontrato Alan Turing nel corso dei suoi studi nel Regno Unito, si convince della possibilità di utilizzare l’elaboratore da lui realizzato a Los Angeles, lo Standards Western Automatic Computer (SWAC) oltre che per funzioni di calcolo anche per la traduzione automatica dal tedesco all’inglese.

La realizzazione in serie del “traduttore” secondo Pucci, avrebbe comportato costi inferiori rispetto al “cervello elettrico” americano che,invece, beneficiava di finanziamenti da parte della Marina americana. Nella stessa lettera Pucci accenna ad una sua lettera inviata al Presidente Truman per esporre la propria invenzione.

Segue, nel 1953, una lettera di analogo tenore inviata all’Ambasciatore in Italia, Clare Boothe Luce.

Nel 1949 Pucci pubblica le seguenti opere:
  • “Serie delle grammatiche dinamiche, pratiche, ragionate, storico-comparate: Parte I. Per coloro che in pochi giorni desiderano acquistare una conoscenza elementare della lingua straniera. [fasc. I.] Inglese”; 
  • “Le traducteur dynamo-mécanique: L'invention pour traduire les langues de l'occident sans les connaitre presque sans dictionnaire. Op. I: anglais-français. Col sottotitolo: “Perfectionnement de l'invention primée (traduction mécanique) avec diplôme de médaille d'argent à l'Exposition Concours International des Inventions, Foire de Paris 1935”; 
  • “Il traduttore dinamo-meccanico: Serie A. L'invenzione per la traduzione immediata e rapida nelle lingue dell'Occidente senza conoscerle e quasi senza vocabolario... [fasc. ] 1. francese – italiano”; 
  • “Il traduttore dinamo-meccanico: Serie A. L'invenzione per la traduzione immediata e rapida nelle lingue dell'Occidente senza conoscerle e quasi senza vocabolario... [fasc. ] 2. Inglese – italiano”. 
Nel 1950, Pucci partecipa al Concorso per le Invenzioni della Fiera Internazionale di Liegi e gli viene riconosciuta una medaglia d’argento.

[Inizio]

1.4 Gli ultimi anni. 

Negli anni '50 Pucci prosegue le sue attività di ricerca e studio, anche in assenza di qualsiasi finanziamento, con la pubblicazione delle seguenti opere:
  • 1950: Grammatica dinamica della Lingua tedesca: (linee fondamentali); Il traduttore dinamo-meccanico: Tipo libro macchina. Serie A. L'invenzione per la traduzione immediata e rapida nelle lingue dell'Occidente senza conoscerle e quasi senza vocabolario. [fasc. ] 1. Italiano-Inglese; 
  • 1952: Il traduttore dinamo-meccanico: Serie B. L'invenzione per la traduzione immediata e rapida nelle lingue dell'Occidente senza conoscerle e quasi senza vocabolario... [fasc. ] 1. Italiano – Francese. 
  • 1958: Vocabolario mobile italiano - francese: (parte Traduttore Meccanico).
In questo periodo Pucci effettua anche alcuni viaggi all’estero di cui si ha notizia di uno in Francia, nel 1950, dove incontra il suo amico Henry Demont ed uno in Israele, nel 1954.

Nel 1960 pubblica la sua ultima opera:
  • Il traduttore dinamo-meccanico: Serie A. L'invenzione per la traduzione immediata e rapida nelle lingue dell'Occidente senza conoscerle e quasi senza vocabolario Tedesco – Italiano, ovvero il traduttore applicato alla lingua tedesca. 
Negli ultimi anni della sua vita è affetto da una malattia che lo porta progressivamente alla cecità e quindi muore a Salerno il 6 marzo 1973. [Inizio]

2. L’invenzione 

Per comprendere la portata dell'invenzione di Federico Pucci, è opportuno fare una breve premessa sul significato di “traduzione automatica”, in particolar modo in epoca anteriore all'invenzione dei computers.

Secondo quanto oggi si ritiene e che non è mai stato messo in discussione da decenni, il concetto di “traduzione automatica” (TA) si riferisce all'atto di tradurre per mezzo di un computer, senza intervento dell'uomo. Prima dei computers, si può parlare più propriamente di “traduzione meccanica” o di “macchina per tradurre”, un distinguo che ritroviamo nella definizione inglese di questa disciplina: “Machine Translation” abbreviata in MT.

Dopo il “computer”, definito a volte, “cervello elettrico” o “cervello elettronico”, i primi “software” per la traduzione automatica furono dei sistemi detti “a base di regole”. Di fatto, saranno gli unici sistemi utilizzati per circa cinquant'anni, prima della comparsa di sistemi ibridi o di altri più efficienti.

La prima dimostrazione di cui abbiamo notizia, di un sistema di traduzione automatica fondato su regole (RBMT o Rule-Based Machine Translation), è conosciuta nei minimi dettagli: data, luogo, équipe che vi partecipò, lingue adoperate, svolgimento ecc.

In effetti, si tratta di un aneddoto più che di una vera e propria dimostrazione scientifica: siamo al 7 gennaio del 1954, a New York, nella sede dell'IBM, il team che lo esegue è frutto di una collaborazione fra la Georgetown University da una parte (M. Paul Garvin per la parte linguistica) e IBM dall'altra (M. Peter Sheridan per la parte relativa alla programmazione), la coppia di lingue selezionata è russo ed inglese, il lessico, 250 parole scelte con cura, una decina di frasi, 6 regole!

Il giorno dopo, IBM annuncia trionfalmente con un comunicato stampa:
And the giant computer, within a few seconds, turned the sentences into easily readable English. 
Lo stesso comunicato dava spazio alle parole del Prof. Leon Dostert, della Georgetown University, secondo il quale, nel giro di pochi anni, la traduzione automatica sarebbe potuta diventare realtà:
Doctor Dostert predicted that “five, perhaps three years hence, interlingual meaning conversion by electronic process in important functional areas of several languages may well be an accomplished fact.” 
L'ottimismo di queste affermazioni, ebbe soprattutto l'effetto di indurre il governo statunitense a mettere a disposizione ingenti somme per la ricerca. Da questo punto di vista, l'obiettivo fu raggiunto. Nella realtà, però, l'esperimento Georgetown University - IBM fu seguito da un decennio che tutti gli studiosi di storia della TA concordano nel definire “la grande disillusione”.

Cinque anni prima dell'esperimento americano, nella sua prima lettera al CNR del 10 luglio 1949, Federico Pucci prevedeva con lungimiranza ed all'insaputa della comunità scientifica internazionale che:
la somma ingentissima messa a disposizione dal Governo statunitense per la costruzione del cervello elettrico riguardava un apparecchio di uso non commerciabile, inidoneo allo scopo, cosa che si è puntualmente verificata in seguito. 
Questo è, in sintesi, l'esperimento che ad oggi, nel 2019, la comunità scientifica considera l'inizio della traduzione automatica, giudizio che andrebbe rivisto alla luce dell'invenzione di Pucci.


Di fatto, 25 anni prima dell'esperimento Georgetown - IBM, nel dicembre 1929 (quindi 90 anni fa), Federico Pucci presentò a Salerno il suo metodo, interamente di sua invenzione, che ideò molto prima della comparsa dei computers, probabilmente sin dalla metà degli anni 20 e che si può sicuramente definire il primo sistema di “traduzione meccanica basata su regole”.

Un sistema che sarà documentato, in maniera dettagliata, due anni dopo, in un opuscolo di 68 pagine descrittive, pubblicato nel 1931 ed intitolato: “Il traduttore meccanico ed il metodo per corrispondersi fra europei, conoscendo ciascuno solo la propria lingua: Parte I”, di cui ecco la copertina:


Un metodo estremamente sofisticato per quell'epoca e che non aveva assolutamente nulla da invidiare all'esperimento americano, che sarà realizzato un quarto di secolo più tardi.

Il metodo Pucci riuniva in un unico sistema i tre metodi abituali di un sistema di Traduzione Automatica (TA) fondato su regole (che saranno individuate in seguito solo grazie alla capacità di calcolo sempre crescente dei computers). In sintesi:
  • Trasferimento diretto: analisi morfologica, traduzione parola per parola sulla base di dizionari bilingue, di vocabolari complementari e tabelle di corrispondenza vocaliche e consonantiche fra lingue. Esempio italiano - francese: 
  • Trasferimento indiretto: analisi della sintassi e della grammatica, rappresentazioni dei testi sorgente e target e regole per il trasferimento del testo originario al fine di generare il testo tradotto. Fra l'altro, il libro propone 9 pagine, “per risalire alla voce indicata nel dizionario e per determinare il valore dell'alterazione apportata dalla flessione” nelle diverse lingue (declinazione, coniugazione, ecc.). 

Ogni variazione (vedi terze colonne, partendo da sinistra ) esprime una flessione. Pucci ci fornisce l'esempio della frase in italiano: “Se io esamino, ad esempio, la frase italiana: l’uomo viene, osservo che uomo è parola fondamentale, cioè sostantivo maschile singolare, e che « viene » è un’alterazione della voce venire, che rappresenta la modificazione del concetto espresso dall’infinito in quello espresso dalla terza persona singola presente indicativo.”

Quindi si utilizza la chiave internazionale X per esprimere questa variazione da concetto di indefinito a concetto di presente indicativo:
- italiano: L’uomo·viene = l’uomo venire + X
- francese: L’homme vient = l’homme venir + X
- tedesco: Der Mann kommt = der Mann kommen + X
- inglese: The man comes = the man come + X
  • Trasferimento per pivot: il pivot può essere sia un interlingua naturale (inglese, esperanto, etc.), sia una rappresentazione simbolica, come nel caso di Pucci, fatta di chiavi internazionali e di ideogrammi che permettono una trasmissione di concetti tramite simboli grafici.

Come egli stesso afferma, gli ideogrammi presentano diversi vantaggi:
  • far percepire, a chi riceve, più rapidamente il concetto;·infatti se un francese ci vuol comunicare l’idea di cavallo, e disegna un cavallo, noi comprendiamo con maggior rapidità di quanto non comprenderemmo, se, pur conoscendo il francese, ci venisse comunicato cheval. 
  • per quanto riguarda la rappresentazione grafica di concetti grammaticali e sintattici, la trascrizione ideografica permette anche di spiegare in una lingua un concetto grammaticale in essa mancante, ma esistente in un’altra. 
L'autore precisa, infine, che, qualche piccola aggiunta a queste chiavi fondamentali, valevoli per le lingue romanze, renderebbe queste tavole valide anche per le lingue slave.

D'altra parte, nel “libro-macchina” che pubblicherà nel dopoguerra, Pucci ci mostra un modellino della sua invenzione, composto dai 4 moduli seguenti (grafia dell'autore):
  • 1 vocabolario mobile (A) 
  • 1 complemento al vocabolario mobile (B)
  • 1 correttore sintattico (C)
  • 1 correttore morfologico (D) 

Cosa incredibile: a ciascun “libro-macchina” pubblicato, annetterà un modellino fatto a mano e con annotazioni di suo pugno, per spiegare come poter costruire la sua “macchina per tradurre”, rispettando le sue indicazioni!


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Immaginiamo, in conclusione, che Federico Pucci fosse riuscito a costruire un prototipo della sua invenzione: oggi sarebbe conservato sugli stessi scaffali polverosi della storia, dove sono le macchine di Georges Artsrouni e Petr Smirnov-Trojanskij, cioè un oggetto interessante e curioso, ma totalmente superato.

Invece, Pucci ci ha lasciato molto di più di un dispositivo obsoleto, poiché ha consegnato alle generazioni successive, scritto nero su bianco, fin dal 1931, il primo sistema documentato al mondo di Traduzione Automatica basato su regole.

Esso è arricchito da due veri e propri tesori, cioè i due primi testi della storia tradotti “meccanicamente”: un estratto della Vita Nuova di Dante, tradotto dall'italiano al francese, ed un estratto del Zadig di Voltaire, tradotto dal francese all'italiano.

Fin dalla premessa, guida il lettore in merito all'apprendimento del suo metodo:
“Leggere l'esempio di traduzione riportato a pagina 66 e controllare con l'aiuto del vocabolario il modo in cui ho tradotto. Dopo di aver tradotto qualche rigo si leggono le tabelle riportate a pag. 36 che permettono di evitare di ricorrere spesso al dizionario.  
Lo studioso legga tutto nell'ordine in cui è esposto, chi non arriva a rendersi conto delle ragioni della disposizione del libro, le trovera esposte nella parte 2.” 

La riscoperta della figura e dell’invenzione di Federico Pucci è avvenuta solo nel 2017, grazie allo studioso ed interprete traduttore francese Jean Marie Le Ray [5].

È auspicabile che, prima o poi, un'università o uno dei maggiori esponenti nel campo della traduzione automatica, possano studiare il lavoro e le intuizioni di Federico Pucci, per riconoscergli concretamente il suo ruolo di precursore nella storia della traduzione automatica, e magari per realizzare un prototipo funzionale della sua “macchina per tradurre”. [Inizio]

3. Onorificenze 

Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, 27 ottobre 1936


[Numerosissime onorificenze in Francia]

[Inizio]

4. Note 

1) L’Europa non vuol morire, Federico Pucci, Salerno, 1936
2) Pour supprimer ce crime: la guerre, Plan Henri Demont de 1908, développé et proposé aux Alliés en 1918, Henri Demont, Paris, 1938
3) Lettera al CNR del 10 luglio 1949
4) Lettera al CNR del 10 luglio 1949
5) https://adscriptum.blogspot.com/p/federico-pucci.html

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